Sogno spesso un luogo privo di barriere e di confini, senza gabbie, sbarre, catene o spinati. Un luogo dov'è assente la tradizione e la vita al presente si vive, senza ancore nel passato, con ogni ora, ogni giorno agli altri non uguali. Un luogo nel quale, per il futuro, sono ignoti desideri e bramosie. Si, quello che sogno è un posto dove si ama senza condizioni e senza possedere; dove non ci schiavizzano leggi, famiglia o riti, idoli, miti o dei. Già, sogno sovente un mondo dove gli umani sono liberi: liberi di stare da soli o tra la folla, di abitare in mezzo al deserto, in collina o sulla montagna, senza chiedere permesso o grazia né rendere conto a chicchessia. Liberi di solidarizzare con ciascun sofferente o di stringere al petto tutti, proprio tutti i viventi, senza traccia di scelta né distinzione. Liberi di fare l'amore con chi piace e a cui piaci. Liberi di volare con la mente, senza impedimenti di sorta, sul concreto e sull'astratto, sulla terra, lassù in cielo o nell'Infinito eterno
Anno 2000 o 50/70000 o ...? Quanto è vecchia l'umanità sul pianeta? Quanti sforzi per evolverci, contati in migliaia di anni prima di fare un piccolo passo. Quanta fatica e quanta sofferenza, quanta grandezza e quanta miseria in ogni piccolo passo evolutivo di ogni essere umano. Quante volte è stato fatto un soffertissimo passo avanti e poi ne sono stati fatti due indietro, magari a causa di avverse condizioni naturali, di cataclismi, di grandi carestie e i nostri antenati hanno rialzato la testa e hanno ricominciato da capo con caparbietà e con tenacia. Grazie ai loro sforzi noi oggi siamo qui e probabilmente ben pochi di noi hanno mai rivolto un pensiero riconoscente all'umanità che ci ha preceduto e che ha permesso a noi oggi di essere qui. Oggi noi viviamo, soprattutto in occidente, piuttosto bene, tranne pochi abbiamo una casa, una macchina, la televisione, il frigorifero, la lavatrice, lo stereo e tantissime altre cose che ci fanno la vita comoda e, senza rendercene conto, viviamo in agi quali l'umanità che ci ha preceduto non avrebbe mai sognato potessero esistere ma ... ci lamentiamo. Forse il progresso deriva anche dal non essere mai contenti e probabilmente anche questa è un'ipotesi da prendere in considerazione. Però ci lamentiamo se ci viene un raffreddore, se con il nostro lui o la nostra lei abbiamo dei piccoli dissapori, se il nostro lavoro non è esattamente quello che avevamo sognato da bambini, se il viaggio in metrò o in treno o in auto per andare al lavoro è noioso, se al supermercato o all'ufficio postale dobbiamo fare un po' di coda, se dobbiamo andare a parlare a scadenza con le maestre o con i professori dei nostri figli, se la camicia non è stirata bene, se lo smalto per unghie non asciuga in un millesimo di secondo, se ... e la lista potrebbe essere infinita. In realtà, nella stragrande maggioranza dei piccoli casi e anche dei grandi casi della vita siamo degli scontenti e quindi finiamo per vivere male, annoiati e, in fondo, incapaci di dare un senso alla nostra vita, di gioire costantemente e, in una parola, di essere veramente felici. Perché siamo così? Ci sono tantissime spiegazioni scientifiche e ogni branca della scienza ha la sua; ci sono tantissime spiegazioni religiose e ogni religione ha la sua e, forse, tutti hanno ragione o, forse, tutti hanno torto perché nonostante tutte quelle spiegazioni il problema persiste. Ma allora? Cosa fare e soprattutto come fare? Qual'è la vera ricetta della felicità? Ne esisterà una? O piuttosto non ne esisterà nessuna? "Ecco delle belle domande!" Dirà qualcuno, "Ma chi mi darà le risposte?" Questi sono in realtà interrogativi ai quali tantissimi filosofi e tantissimi pensatori hanno da sempre cercato di dare una risposta e qualcuno l'ha data la risposta, ma o non è stato ascoltato o, forse, la risposta non era quella giusta perché le cose non sono cambiate e noi siamo ancora qui a porci sempre le stesse domande. Proviamo a dire allora che forse non esiste la ricetta della vera felicità o, meglio, proviamo a dire che forse non esiste una ricetta che vada bene per tutti e che ciascuno si deve singolarmente sforzare di cercare la propria individualissima strada per la felicità. "Sì, anche ammettendo che sia così come si fa a cercarla: insomma, accidenti, chi mi dice da dove partire?" Dirà allora qualcuno. "Partire? Ma per dove? La ricerca della felicità mica è un viaggio. Sarebbe troppo facile. Allora una mattina mi sveglio, prendo l'auto e parto. Ma dove vado?" direbbe qualcun altro. "Già forse hai ragione" direbbe un terzo "Dove si va? Perché il problema è proprio quello di sapere, sempre che sia un viaggio, dove si va. Anche a me sembra che siano tutte stupidaggini, che non ci sia nessuna partenza e nessun viaggio e che la ricerca della felicità sia un'utopia. Tanto vale accontentarci di quello che abbiamo, in fondo alla nostra noia e alla nostra scontentezza siamo abituati, le conosciamo bene perché ci conviviamo da sempre e sono, almeno per me, meglio di una cosa ignota come la felicità, che potrebbe anche essere per quello che ne so, pericolosa. Io non parto, non vado da nessuna parte:"
Va bene! Evidentemente parlare di felicità è difficile mentre parlare di noia e di scontento è facile, questi li conosciamo bene tutti. Ma esisterà veramente un viaggio da fare? Beh, un viaggio esiste, anche se non è il solito viaggio e se non si può sapere se porterà o meno alla felicità. Però è un viaggio e come tutti i viaggi promette avventure. E' il viaggio alla scoperta di noi stessi! Un viaggio che si fa stando fermi, non ci sono spostamenti fisici ma è forse il più intrigante e avventuroso viaggio che si conosca e che, soprattutto, chiunque può fare. Per questo viaggio non servono agenzie viaggi o mezzi di locomozione, non serve essere degli esploratori o avere chissà quale preparazione ma ci vuole solo la voglia, o il coraggio, di iniziarlo: il resto viene da sé.
Da dove si inizia? Anche da qui e da ora aprendosi a ciò che non conosciamo, senza pregiudizi e preconcetti ma con la voglia di scoprire, di conoscere, di sapere e di sperimentare.
Il nostro corpo fisico lo conosciamo? E la nostra mente? E la nostra psiche? E le nostre emozioni? E la nostra parte spirituale? E la nostra parte o corpo energetico? Quanti di noi possono dire di conoscersi veramente bene in tutte le proprie parti o corpi? Forse nessuno o pochissimi.
E allora forza, incominciamo il viaggio, non ci sono promesse di felicità ma di tanta avventura e di tante scoperte quello sì! E non è detto che lungo la strada non ci capiti anche di trovare la formula magica della nostra personale felicità.
Sarai con me, anche quando la musica non intonerà la tua canzone; Sarai con me, anche quando il buio di un cielo senza stelle sovrasterà il tuo respiro; Sarai con me, anche quando i tuoi fiori reclineranno il capo alla siccità del tempo; Io sono la vita.
Sarò con te, anche quando la dura terra non mi concederà raccolto; Sarò con te, anche quando il grande mare ingoierà i miei sogni; Sarò con te, anche quanto il tuo albero non mi concederà frutto; Io sono l’uomo.
Sarò con te, anche quando il dolore lambirà il tuo cuore; Sarò con te, anche quando con te non vorrei essere; Sarò con te, anche quando avrò ali per andare. Io sono l’anima.
******************
Sarò con te, laddove sentissi d’essere. Vola libera la colomba del mio cuore tra le tue mani.
Disse l’anima alla vita. E la vita contrariata da questa sua affermazione, rispose:
Anima chiudi le tue ali e plana morbida nel cuore di quest’uomo, che osserva come incantato il tuo ipotetico volo, non è ancora giunto il tempo di volare. Io non ho catene per trattenerti, ma rispetta la volontà divina nel completare il tuo viaggio,perchè tu altro non sei che l’espressione di quella volontà.
L’uomo assisteva silenzioso al dialogo che scorreva fluido tra la vita e l’anima, mentre ammirava estatico la magnifica luce dell’anima.
Vita, cosa puoi offrire a quest’anima, sai che non mi nutro dei tuoi frutti, desidero solo fare ritorno nel mare delle anime, dove molteplici emozioni e amore infinito mi attendono.
L’uomo continuava ad ascoltare quel dialogo senza mai prendere una posizione, come se l’argomento lo riguardasse molto da lontano. Non aveva ancora capito, che l’anima aveva maturato la decisione di volare via, e che con il suo volo la sua vita si sarebbe spenta.
Anima, ti prego non andare senza di te, lui morirà!
Disse la vita implorandola. Per un attimo gli occhi lucenti dell’anima sfiorarono l’uomo, che era seduto proprio al suo fianco, e nel cogliere la sua estatica espressione e la sua sempre rigida posizione, disse:
Uomo non guardare alla mia luce, rivolgi invece il tuo vedere laddove la grande luce dimora, guarda al mare delle anime, dove io mi appresto a volare. Addio il nostro viaggio è stato breve ma intenso.
Detto ciò incominciò a muovere le ali nel sollevarsi. La vita piangeva disperata, sollevando al cielo quel fiore appena sbocciato, che nello stesso istante in cui l’anima iniziò il suo volo prese ad appassire.
Ti prego non andare.
Disse di nuovo la vita.
Ma l’anima era ormai sorda alla voce della vita che non possedeva più catene in grado di fermala, fu in quel preciso momento che l’uomo si risvegliò da quello strano incanto indotto dalla luce della sua anima, e alzandosi di scatto bloccò l’anima in uno stretto abbraccio. L’anima prese a divincolarsi da quella stretta, ma l’uomo non allentò la presa. La vita si asciugò le lacrime con grande sollievo, e sfoderando il suo più radioso sorriso disse:
Uomo il tuo guardare estatico alla tua luce, aveva fatto disinnamorare la tua anima alla vita.
L’uomo allora allentò la stretta all’anima e prese ad accarezzarla con amore, tanto che l’anima nel sentirsi pervadere da tanta intensa energia, lo guardò ancora una volta negli occhi e con grande meraviglia, riconobbe nella sua profonda natura un grande ed immenso mare d’amore.
L’anima non riuscì ad interrompere più il dialogo d’amore iniziato con l’uomo, decidendo di restare a nuotare in quel mare d’amore per sempre. L’uomo capì che l’estatica osservazione della propria luce, lo avrebbe portato alla morte e non alla vera vita e che la sua prima missione era nell’amore, prima verso se stesso, perché solo chi possiede può poi generosamente distribuire.
L’anima e l’uomo ripresero il loro cammino, una nel cuore dell’altro, e la vita vide illuminarsi di grande luce quel fiore meraviglioso che aveva tra le mani. La vita è amore.
C’era una volta un’isola, dove vivevano tutti i sentimenti e i valori degli uomini. Il Buon Umore, la Tristezza, il Sapere, l’Amore. Un giorno venne annunciato ai sentimenti che l’isola stava per sprofondare, allora prepararono tutte le loro navi e partirono, solo l’Amore volle aspettare fino all’ultimo momento. Quando l’isola fu sul puntodi sprofondare, l’Amore decise di chiedere aiuto. La Ricchezza passò vicino all’ Amore su un barca lussuosissima e l’Amore le disse: ”Ricchezza, mi puoi portare con te?” “Non posso, ho molto oro e argento sulla mia barca e non ho posto per te.” L’Amore decise di chiedere all’Orgoglio che stava passando su un magnifico vascello: ”Orgoglio ti prego, mi puoi portare con te?” “Non ti posso aiutare Amore” rispose l’Orgoglio, “qui è tutto perfetto, potresti rovinare la mia barca”. Allora l’Amore chiese alla Tristezza che gli passava accanto: “Tristezza ti prego, lasciami venire con te”. “Oh Amore” rispose la Tristezza “sono così triste che ho bisogno di stare da sola”. Anche il Buon Umore passò di fianco all’Amore, ma era così contento che non sentì che lo stava chiamando. All’improvviso una voce disse: “Vieni Amore, ti prendo con me”. Era un vecchio che aveva parlato, l’Amore si sentì così riconoscente e pieno di gioia che dimenticò di chiedere il nome al vecchio. Quando arrivarono sulla terra, l’Amore si rese conto di quanto gli dovesse e chiese al Sapere: “Sapere puoi dirmi chi mi ha aiutato?” “E’ stato il Tempo” rispose il Sapere.“ "Il Tempo?” s’interrogò l’Amore, “Perché mai il Tempo mi ha aiutato.” Il Sapere pieno di saggezza rispose: “Perché solo il Tempo è capace di comprendere quanto l’Amore sia importante nella Vita"
Non hanno chiesto loro di nascere in paesi dimenticati dal mondo....doniamogli la speranza di essere gli uomini di domani! Non esiste niente di più bello di un sorriso di un bambino...basta poco! vi chiedo di visitare questo spaces http://comicsxafrica.spaces.live.com/
quali sono le sottili linee di confine che ogni giorno sorpassiamo senza renderci conto
non ho mai capito il meccanismo che regola i rapporti tra le persone
tutti sostengono di avere un proprio carattere di reagire nella medesima maniera in situazioni che implicano il proprio confine
Dissento non ho mai applicato un clichè unico ne creato confini ai miei pensieri lascio che le azioni seguano il flusso dei desideri dando libero sfogo a quello che gli eventi portano
mi trovo a domandarmi
se sia meglio essere barricati sulle proprie posizioni o convenga lasciare che i rapporti nascano senza recinto ma forse comunque già in gabbia..
come si fa ad avere la certezza che quello che ci regaliamo o neghiamo non sia proprio quello che annulla il futuro di un rapporto…
dimostrazioni di affetto che potrebbero solo essere convenzione
o..
frasi lasciate a metà che paiono incomplete e invece sono l’insieme di pensieri di un anima confusa che non sa come esprimere in modo diverso il proprio amore
il quesito non credo abbia risposta
o avendola già sotto il naso a priori non posso vederla…
Riesci a vedere? C'è sempre il sole ad illuminare la strada E tu, che vedi solo le tenebre Osserva oltre le nubi E vedrai il mondo splendere Quando pensi che la luna non potrà vantarsi Osserva le stelle E cerca di volare Riesci a vedere? Apri gli occhi e guarda il mondo Impara a volare E non tornare Rimani libera e vola Perditi nel sogno e non tornare Riesci a vedere? La tua vita non è finita E tu, che vedi solo il buio Osserva oltre la notte E vedrai il sole illuminarsi Quando credi che il vento è troppo potente Osserva il mare E vedrai il contrario Riesci a vedere? Apri gli occhi e guarda il mondo Impara a volare E non tornare Rimani libera e vola Perditi nel sogno e non tornare Vaga nei tuoi pensieri Lascia che la tua mente si liberi E vola.
Ma siamo realmente sicuri e convinti che gli esseri umani siano gli esseri viventi più intelligenti sulla faccia della terra?
Ovviamente generalizzando, mi capita spesso di pensare che il mio gatto (un semplice gatto europeo), sia più intelligente di alcune persone che conosco.
Avere due gambe e non essere ricoperti da una folta pelliccia, implica, di per sé, il fatto di essere intelligenti? Non lo credo assolutamente.
È però certamente vero che le persone hanno fatto una marea di cose grandiose in qualsiasi campo si siano attivamente impegnate, ma credo anche che venga cancellato un pezzetto di progresso ogniqualvolta accada, a causa dell’egoismo umano, qualcosa di orribile all’interno della nostra società.
Come può essere considerato un gesto intelligente concepire un figlio e gettarlo poi nel cassonetto dell’immondizia? - Nessun animale farebbe mai una cosa simile.- Com’è possibile arrivare ad accoltellarsi per un semplice tamponamento mentre si è in fila al semaforo?
Prendendo in considerazione tutto ciò, suppongo sia nomale che qualche dubbio possa sorgere.
Si può parlare di intelligenza, considerando persone che passano metà della loro giornata divise tra televisione, trucco, acconciature all’ultimo grido e, appena rincasate il sabato dopo la scuola domandano 200 euro ai genitori per lo shopping? Ma attenzione, diffidate dalle imitazioni, queste persone sono facilmente riconoscibili attraverso una semplice domanda: “ Qual è la differenza tra un rinoceronte e un ippopotamo?”
Si ritengono forse esseri intelligenti coloro che si dilettano nel lanciare i sassi dai cavalcavia?
Qualche decennio fa, si cercava di emergere, di raggiungere una posizione di riguardo all’interno della società; per fare ciò era richiesta una spiccata intelligenza, legata ad una notevole dose di sicurezza personale. Oggi, per diventare qualcuno (che per molti è sinonimo di apparire in tv), basta solo spogliarsi e dimenticarsi cos’è il pudore.
OSSESSIONI: QUANDO LA MENTE E' COSTRETTA A BALLARE UN UNICO MINUETTO.
I pensieri nella mente devono essere come i pesci in un acquario: molti, liberi, colorati e vari. Immaginate cosa succede se un perfido getta nell'acqua dell'acquario un piranha della peggior specie. In poco tempo i pesci liberi e colorati scompaiono e alla fine rimane sulla scena un solo pesce, temibile e perverso. La persistenza del pensiero è un meccanismo del tutto normale per il corretto funzionamento della mente. Non potremmo essere conseguenti nelle preoccupazioni se per esempio il pensiero della bronchite di nostro figlio non tendesse a permanere nella nostra mente. Tante volte il pensiero che permane è banale, come il motivetto di una canzone che ti ci alzi al mattino e ti accompagna magari fino a sera. In questi casi la vita dell'acquario è tutt'altro che sconvolta: c'è un pesce (magari più vanitoso degli altri) che tende a guadagnare il centro della scena, ma gli altri pesci ci sono e si muovono anch'essi con sufficiente libertà. Dunque il vero problema è la presenza del piranha, ossia di quel pensiero che all'inizio sembra uno dei tanti ma che a poco a poco divora tutti gli altri e occupa stabilmente col suo corpaccione tutto lo spazio. Il trovarsi preda di un'ossessione, ossia di reazioni emotive in cui la fanno da padrone pensieri insistenti e non desiderati e in cui c'è la spinta a comportamenti anch'essi indesiderati, è un'eventualità che non può riguardare indifferenziatamente chiunque. Esistono caratteristiche individuali che predispongono a quella che una volta veniva chiamata nevrosi ossessivo-coatta. I tratti del carattere ossessivo, che nelle forme sfumate può risultare perfino vantaggioso, sono incentrati in comportamenti che normalmente si definiscono perfezionistici. L'amore per l'ordine caratterizza tutte le attività di questi soggetti. C'è una vera e propria mania per le cose al loro posto e ogni forma di disordine crea inquietudine. In ogni cosa che si fa c'è una notevole diligenza e una cura particolare per il dettaglio e per la precisione. Si ha una peculiare attenzione per la pulizia personale, degli oggetti e degli ambienti. Si ha un vero culto della puntualità e anche un lieve ritardo può procurare un senso d'angoscia. C'è una grande propensione per il collezionismo e quando si dedica tutta una vita alla collezione di qualcosa è segno certo di un carattere di tipo ossessivo. La meticolosità e la precisione non guastano mai in nessun caso, anzi per tanti mestieri sono una condizione indispensabile, e perciò non ci devono mai indurre a ritenerle sicuro indizio di tendenze ossessive. Quando queste tendenze ci sono non raramente danno dei precisi segnali di disagio che preludono alla possibilità dell'effetto piranha. Il fanatismo, in tutte le sue forme purtroppo non di rado tragiche, è una manifestazione ossessiva in cui risulta evidente la devastazione della varietà della mente e l'instaurazione di un grigio, ripetitivo e tirannico refrain. Il paziente ossessivo quando si presenta allo specialista teme di non essere compreso col suo pesante fardello e quindi si dilunga esponendo minuziosamente i propri sintomi. In realtà le ossessioni sono la cosa più facile da diagnosticare anche se presentano una grandissima varietà di forme. Ci può essere la casalinga che dopo aver torturato per anni i familiari con la cera sui pavimenti e con le pattine da mettere ai piedi, è giunta a doversi alzare anche la notte per spolverare i lampadari. Ci può essere il collezionista di soldatini di piombo che spende sempre più la sua giornata a spostare in modo impercettibile ogni singolo pezzo. Ci può essere il signore che per non rischiare di non sapere l'ora esatta porta sempre con sé un secondo orologio. Albert Camus nel suo romanzo "La peste" descrive l'attività di un vecchietto che passava il suo tempo a travasare da un contenitore all'altro una grossa quantità di fagioli tenendone una scrupolosa contabilità. E' forse l'aspetto più drammatico del comportamento ossessivo: la disperante inutilità. Questo elemento lo riscontriamo in tante attività di collezione che a fronte di anni di vita dedicati ad essa non riscuotono alcun interesse da parte degli altri. Un altro aspetto che caratterizza l'ossessivo è la seriosità. Egli è spesso privo del senso dell'umorismo e quindi sa ridere poco delle situazioni e di se stesso. La coscienziosità, il senso del dovere non riescono a nascondere una forte rigidità con atteggiamenti moralistici e scarsa libertà di pensiero. L'ossessivo risulta ligio alle convenzioni sociali e agli aspetti meno sostanziali delle regole. Il suo è un pensiero senza sfumature o compromessi per cui ogni situazione problematica diviene difficile da affrontare e invariabilmente complicata nelle soluzioni. Non riuscendo a sdrammatizzare nulla l'ossessivo è una specie di Sisifo che deve spingere inutilmente un masso su per un pendio. Nonostante le apparenze contrarie l'ossessivo è un grande insicuro e portatore di un abissale senso di inadeguatezza. D'altra parte egli è il terreno in cui si scatenano e si rincorrono ogni sorta di dubbi. L'assunzione delle responsabilità lo angoscia e l'indecisione tormentosa lo porta a procrastinare gli impegni. Il suo presentarsi impeccabile e serio è una celata richiesta d'aiuto poiché il non poter essere sicuro di nulla è alla lunga insostenibile. Il dover controllare continuamente se la porta è stata chiusa, se la luce è stata spenta, se l'auto è stata rimessa in garage esprime la profonda sfiducia circa la propria competenza di essere al mondo. Quando i comportamenti di cui abbiamo parlato cominciano a divenire pesanti non bisogna esitare a rivolgersi allo specialista. Quest'ultimo nel valutare il problema dell'ossessivo si concentra su alcuni elementi molto significativi. Il dubbio che è quasi sempre presente può riguardare qualunque cosa. In genere attanaglia su cose riguardanti la propria persona, ma frequentemente riguarda anche gli altri con il leitmotiv dell'affidabilità. La moglie forse ha un amante, l'amico forse non è del tutto sincero, il medico forse non è poi così preparato. Altro elemento che è spesso presente è la cosiddetta ruminazione. Si tratta di una serie di considerazioni perloppiù astratte circa aspetti poco significativi della vita quotidiana, come potrebbe essere l'interrogarsi sul significato della disposizione dei soprammobili sui ripiani della credenza. Il pensiero dell'ossessivo nell'apparente sottigliezza talvolta risulta davvero esasperante. Non ci si interroga sul significato dell'esistenza, ma sul perché quella data cosa è così, sul perché la gente ha un naso fatto in quel modo, sul perché ci si sveglia al mattino e si va a letto alla sera. Tra le molteplici manifestazioni delle ossessioni quelle delle "tentazioni orribili" sono particolarmente torturanti per chi ne soffre. Si tratta ancora una volta di pensieri minacciosi come fantasmi ma innocui sul piano reale. La madre potrebbe essere assalita dall'idea di uccidere il proprio bambino mentre dorme. La suora potrebbe essere sconvolta dall'idea di mettersi a bestemmiare durante la funzione religiosa. Il ragazzo potrebbe temere di fare delle profferte oscene alla portinaia che ha l'età di sua nonna. Bisogna dire che quelle religioni che hanno teorizzato che si può peccare anche col solo pensiero hanno dato una mano non indifferente a queste forme ossessive. Pensiamo a come possano essere devastanti gli scrupoli per una persona religiosa: dover tenere il conto su quante volte ha avuto desideri impuri o ha desiderato il male per il prossimo, e nel momento in cui cerca di scacciare il pensiero ecco che di nuovo ha peccato con il pensiero. E i confessori di una volta stavano lì a rinfocolare e ad accendere sempre nuovi scrupoli in quella mente già così torturata. L'indicazione a scacciare le tentazioni era come gettare benzina sul fuoco per l'ossessivo. Per secoli una processione innumerevole di esseri umani si è comportata come un contadino folle che ha deciso di scacciare dal suo vasto campo qualunque uccello (anche il più innocuo e disappetente). Siccome gli spaventapasseri servono a poco il povero contadino è costretto a correre da un punto all'altro del suo campo e non si può concedere riposo perchè gli uccelli (maledetti!) appena scacciati ritornano all'istante. Spesso si parla di disturbo ossessivo-coatto. La coazione riguarda oltre che i pensieri anche gli atti. Si tratta di atti parassiti come lo sono i pensieri. Il comportamento indesiderato ben presto diviene una sorta di rituale a cui il soggetto non riesce a sottrarsi. Questi compiti sono delle corvè pesantissime dovute non si sa a quale tirannico padrone. E' come essersi messi nelle mani dei peggiori strozzini: per quanto fai non riesci mai a pagare minimamente il tuo debito. I ripetuti lavaggi delle mani non riducono minimamente l'angoscia di poter essere sporchi o infettati dai microbi. Quando si va a letto il rituale potrebbe essere lungo e puntiglioso, qualcosa di molto più complesso del "grand coucher" del Re Sole. E non c'è verso di semplificare o di scegliere una scorciatoia: al minimo dubbio si è costretti a ricominciare daccapo. Chi ha visto il film su Howard Hughes può capire quale inesorabile meccanismo mentale può costringere un ricchissimo uomo di successo a isolarsi dal mondo e ad assoggettarsi ad elaborati rituali per tenere lontano le infezioni. Tante persone convivono con blande forme ossessive e con i relativi rituali. Tutte le azioni superstiziose e scaramantiche, socialmente così diffuse, attengono a meccanismi ossessivi ed è mio parere che tanta indulgenza e simpatia per tali comportamenti siano ingiustificati. La tirannia dei numeri, in certe menti, non va considerata normale. Fare un qualcosa tre volte (o multiplo di tre), mettere il piede sugli scalini dispari evitando quelli pari, vedere quante volte ricorre il numero sette e così via all'infinito, sembrano innocui pallini ma sono begli indizi che forse nella vita si sta procedendo col motore che perde i colpi. Il mio consiglio è quello di non aspettare che i pensieri e le coazioni ti abbiano già devastato la vita; bisogna rivolgersi allo specialista preparato anche quando la mente non è del tutto fluida e ci sono delle giravolte obbligate. E' il caso di tante paure e propensioni circa la propria espressività sessuale. Chiedersi per esempio se il feticismo che accompagna le nostre fantasmazioni erotiche abbia qualche pesante connotazione ossessiva, potrebbe essere assai utile per il nostro equilibrio.
- Neuroni freschi? Sì grazie. Al contrario di quel che la scienza ha creduto sinora, il cervello continua a rigenerarsi anche negli individui adulti ricevendo ogni giorno una nuova provvista di migliaia di cellule nervose appena formate. La scoperta, annunciata oggi su "Science" da due neurobiologi di Princeton, Elizabeth Gould e Charles Gross, costituisce una vera e propria rivoluzione delle teorie correnti sul cervello ed apre la strada ad un modo completamente nuovo di spiegare il funzionamento della mente, oltre a presentare nuove opportunità per combattere malattie degenerative come il morbo di Parkinson o di Alzheimer. I due scienziati americani hanno scoperto che un flusso di nuove cellule ancora indifferenziate migra quotidianamente da una zona al centro del cervello, i ventricoli cerebrali. E si dirige, con un viaggio che dura alcuni giorni, verso l'area più esterna del cervello, la corteccia cerebrale, la regione più "moderna" e complessa, da cui dipendono le funzioni intellettuali superiori e che è cruciale nella formazione delle memorie, del pensiero e dell'identità personale. Nel corso del viaggio, i neuroni maturano, e una volta giunti nella corteccia creano nuove connessioni con le altre cellule del cervello. Il quale, di conseguenza, "cresce" e si modifica giorno dopo giorno, anziché rimanere con gli stessi neuroni per tutta la fase adulta della vita. Gli esperimenti di Gould e Gross sono stati effettuati su un gruppo di macachi adulti, ma poiché le scimmie e gli esseri umani hanno strutture cerebrali fondamentalmente simili, la scoperta ha forti implicazioni anche per il nostro cervello. E smentisce, tanto per cominciare, l'idea che lo sviluppo cerebrale avvenga solo dalla nascita ai tre anni di età, dopo i quali i giochi sarebbero fatti. Al contrario, anche le esperienze dell'adolescenza e dell'età adulta avrebbero un'influenza diretta sulla struttura fisica del cervello, la cui interazione plastica con l'ambiente rimarrebbe quindi intatta per tutta la vita. "Se la ricerca presentata oggi da 'Science' sarà confermata dagli studi successivi, e soprattutto se indica effettivamente una sostituzione massiccia e significativa di neuroni, si tratta senz'altro di una rivoluzione, che costringe come minimo a ripensare tutte le teorie sulla memoria", spiega il genetista italiano Edoardo Boncinelli. "Quanto al dogma del cervello adulto immutabile, direi che è già caduto da tempo, almeno tra chi si occupa di neuroscienze. Quel che è certo è che lo studio di Princeton rappresenta un'ulteriore conferma del fatto che nel cervello di tutti quanti, anche di un ottantenne, ci sono a disposizione delle cellule per sostituire i neuroni morti, cellule che è possibile, in prospettiva, coltivare e 'guidare' nelle regioni che hanno perduto la funzionalità neuronale per colpa di una malattia o di un trauma". Anche le teorie sulla memoria, infatti, ne uscirebbero rivoluzionate: i nuovi neuroni introdotti quotidianamente nei circuiti cerebrali potrebbero forse servire a registrare le esperienze della giornata, "segnando" storicamente il momento in cui si forma una determinata memoria. "Noi sappiamo che la caratteristica della memoria è collegare gli eventi al tempo," ha spiegato Charles Gross, "ma non sappiamo come lo fa. Può darsi che le nuove cellule che arrivano ogni giorno, e che coprono uno spettro di età, forniscano proprio la base alla dimensione temporale della memoria". Ma gli studi di Gould e Gross hanno un'altra, profonda implicazione che riguarda addirittura il posto degli esseri umani nel regno animale. La neurogenesi, cioè la formazione di nuovi neuroni, era già stata individuata da anni negli uccelli e nei topi, ma si pensava che il nostro cervello, che l'evoluzione ha reso assai più complesso e capace di funzioni mentali avanzate, avesse perduto l'abilità di rigenerarsi in cambio, per così dire, della sua superiorità funzionale. La ricerca dei due neuroscienziati racconta invece una storia diversa: forse abbiamo un cervello più fresco e rinnovabile, ma anche molto più simile a quello dei canarini.
Riprendiamo dal sito di Telefono Arcobaleno (http://www.telefonoarcobaleno.org/) il "Report primo quadrimestre 2007" sulle operazioni di monitoraggio della pedofilia in Internet che "Telefono Arcobaleno" realizza. Segnaliamo anche il numero verde 800 025777 dell’associazione a cui ci si può rivolgere per segnalazioni.
Sull'Espresso di qualche settimana fa c'era un articoletto che spiega che recentemente il Parlamento ha votato all'UNANIMITA'e senza astenuti un aumento di stipendio per i parlamentari pari a circa ¬ 1.135,00 al mese.